ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07110

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 694 del 15/03/2012
Firmatari
Primo firmatario: BONINO EMMA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/03/2012
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatarioGruppoData firma
PERDUCA MARCOPARTITO DEMOCRATICO15/03/2012
PORETTI DONATELLAPARTITO DEMOCRATICO15/03/2012
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI delegato in data 15/03/2012
Stato iter:
CONCLUSO il 18/04/2012
Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO18/04/2012
DE MISTURA STAFFAN SOTTOSEGRETARIO DI STATO AFFARI ESTERI
Fasi iter:
RISPOSTA PUBBLICATA IL 18/04/2012
CONCLUSO IL 18/04/2012
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07110
presentata da
EMMA BONINO
giovedì 15 marzo 2012, seduta n.694

BONINO, PERDUCA, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il 24 febbraio 2011 veniva creato dall'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (ACNUR) un campo profughi a Shousha, una località tunisina a nove chilometri dalla Libia per far fronte alla fuga di migliaia di persone che abbandonavano quel Paese all'indomani dell'inizio delle rivolte che avrebbero nei mesi successivi suscitato l'intervento della NATO sancito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

ad oggi, nel mese di marzo 2012, il campo ospita oltre 3.500 persone di diverse nazionalità: eritrei, sudanesi, ciadiani, iracheni, palestinesi e nigeriani;

il Fondo mondiale per l'alimentazione gestisce l'aspetto alimentare del campo;

l'Italia è uno dei Paesi donatori del campo;

considerato che:

molti degli ospiti del campo sono migranti somali ed eritrei che nell'estate 2011 furono al centro di una serie di respingimenti;

con sentenza del 23 febbraio 2012 resa in Grande Camera, la Corte europea dei diritti umani ha deciso il caso Hirsi e altri c. Italia, accertando, all'unanimità, che i ricorrenti, intercettati in mare dalle autorità italiane, erano sottoposti alla giurisdizione italiana ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione, e che vi è stata una duplice violazione dell'articolo 3 in quanto i ricorrenti, rimandati in Libia, erano esposti al rischio sia di subire maltrattamenti e sia di essere rimpatriati verso la Somalia e l'Eritrea, loro Paesi d'origine. Infine che vi è stata violazione dell'articolo 4 del Protocollo n. 4 alla Convenzione che vieta le espulsioni collettive nonché la violazione dell'articolo 13 combinato con gli articoli 3 della Convenzione e 4 del Protocollo n. 4. Il caso riguardava un gruppo di migranti, cittadini somali ed eritrei, provenienti dalla Libia, fermati in mare e quindi ricondotti in Libia dalle autorità italiane;

dal maggio 2009 circa 2000 immigrati sono stati intercettati nel mar Mediterraneo dalle navi italiane e respinti in Libia;

il 22 maggio 2011, per citare solo uno degli episodi più gravi, il campo fu incendiato, e quattro persone persero la vita mentre l'esercito tunisino, intervenuto per sedare le proteste, sparò sulla folla;

il 12 marzo è stato pubblicato sul sito di giornalismo partecipativo "FaiNotizia" di Radio radicale il cortometraggio "Shousha - Profughi nel deserto tunisino" di Laura Verduci, Enrico Montalbano e Judith Gleitze, che contiene immagini relative alle condizioni generali del campo nonché di alcune denunce relative all'operato dell'ACNUR;

i pochi fuggiaschi che riescono a ottenere lo status di rifugiati, dopo tempi di attesa che si aggirano intorno agli 8 mesi, spesso restano per un periodo di tempo indefinito a Shousha in attesa di un resettlement, cioè di un trasferimento dal Paese di prima ospitalità ad un altro Stato che accetti di accoglierli;

tra le criticità segnalate vi sarebbe quella delle condizioni di sicurezza del campo, della scarsità dei generi di conforto e la qualità del cibo, dei tempi lunghi di studio dei casi di richiesta di protezione umanitaria, sussidiaria e asilo nonché della violazione della privacy di decine di profughi nigeriani i cui dossier sarebbero stati fatti vedere all'ambasciatore della Nigeria che avrebbe minacciato i migranti di desistere dalle richieste e abbandonare il campo quanto prima;

dopo il colloquio con la commissione dell'ACNUR ai nigeriani sono state presentate tre possibilità, a detta dei nigeriani ugualmente non plausibili: le prime due prevedrebbero il rientro in Libia o in Nigeria, Paesi in cui non possono ritornare per ragioni di incolumità personale. La terza consisterebbe nell'attendere una decisione da parte dell'esercito tunisino, che potrebbe intervenire per allontanarli forzatamente dal campo;

alle menzionate denunce raccolte dai cineasti ha risposto Rocco Nuri, funzionario dell'ACNUR e responsabile del campo Shousha. Nuri ha confermato i tempi di attesa, tra il colloquio e il riconoscimento dello status passano in media sei mesi. Chi ottiene la protezione attende poi quattro mesi se è stato accolto in Svezia o in Norvegia. La maggior parte dei rifugiati va negli Stati Uniti con tempi di attesa di sei mesi. Attualmente su 3.300 profughi, 2.900 hanno ottenuto lo status di rifugiato, 180 sono richiedenti asilo, il resto è in appello dopo il diniego. Chi ottiene il diniego, come i nigeriani, dovrebbe invece lasciare il campo. In teoria, precisa Nuri, perché di fatto molti restano a Shousha. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni informa e assiste per ciò che concerne il rimpatrio volontario assistito. Infine, per quanto riguarda l'appello dei nigeriani Nuri ha dichiarato di non essere a conoscenza della visita di alcun ambasciatore nigeriano a Shousha. I dossier sono sempre segreti e restano tali anche in caso di diniego;

in più occasioni il Senato ha adottato atti di indirizzo relativi alle persecuzioni religiose soffermandosi in particolare sulla situazione della Nigeria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati dal documentario;

a quanto ammonti il contributo italiano al campo Shousha;

quali ospiti di Shousha abbiano fatto richiesta di protezione all'Italia e quanti di essi abbiano ottenuto la possibilità di essere trasferiti nel nostro Paese;

quali siano le modifiche in termini di politiche messe in atto a seguito della condanna della CEDU del 24 febbraio 2012 nel caso Hirsi e altri c. Italia;

quali siano le misure che si intendono adottare per permettere che a vittime di persecuzioni religiose possano essere garantite corsie preferenziali per la richiesta di asilo come previsto da una risoluzione discussa nel 2009 in Senato;

a quanto ammonti il contributo italiano all'ACNUR;

a quanto ammonti il contributo italiano al Fondo mondiale per l'alimentazione;

a quanto ammonti il contributo italiano all'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

(4-07110)

Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 161
all'Interrogazione 4-07110

Risposta. - Il Governo è consapevole della drammatica situazione in cui versano le persone ospitate nel campo di Shousha in Tunisia e condivide pienamente lo spirito delle osservazioni formulate.

Alla luce della grave crisi umanitaria, il Governo ha avviato un'intensa attività di assistenza a beneficio degli sfollati presenti nel campo. L'impegno dell'Italia si è concretizzato in interventi per un valore complessivo ad oggi di oltre 1,5 milioni di euro.

Nella fase più acuta dell'emergenza (marzo-aprile 2011), quando le presenze registrate presso il campo ammontavano a decine di migliaia di persone, la cooperazione allo sviluppo della Farnesina ha erogato fondi per un valore complessivo di 870.000 euro. In particolare, è stato concesso un contributo del valore di 500.000 euro in favore dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM) a sostegno del "Libya evacuation & stabilization project", programma volto a facilitare il rimpatrio nei rispettivi Paesi d'origine dei cittadini terzi (in particolari egiziani) fuggiti in Tunisia dalla Libia.

In aggiunta, in collaborazione con la Protezione civile italiana, si è proceduto all'invio di tende ed attrezzature di telecomunicazione (per un valore complessivo di circa 70.000 euro), al fine di prestare sostegno alle autorità tunisine ed alle agenzie delle Nazioni Unite presenti in loco per favorire le operazioni di accoglienza ed identificazione degli sfollati in arrivo presso il campo di Shousha. È stata altresì varata un'iniziativa bilaterale d'emergenza del valore di 300.000 euro volta alla realizzazione di interventi per il miglioramento delle condizioni igieniche del campo nonché per interventi in favore delle comunità tunisine ospitanti quali la fornitura di equipaggiamenti all'ospedale di Tataouine.

Accanto a tali interventi realizzati a diretto beneficio del campo di Shousha, sono stati predisposti, sempre dalla cooperazione allo sviluppo della Farnesina, 6 voli verso Mali, Egitto e Bangladesh per il rimpatrio volontario, dalla Tunisia, di complessive 864 persone in fuga dalla Libia, per un totale di spesa di oltre 600.000 euro. Tali voli, con cui l'Italia ha potuto partecipare allo sforzo congiunto posto in essere anche da altri Paesi UE ed da agenzie internazionali, hanno contribuito ad alleviare la pressione migratoria sul campo di Shousha.

La cooperazione allo sviluppo ha inoltre sostenuto i costi di trasporto (che ammontano a circa 45.000 euro) per l'invio da parte della Croce rossa italiana di una cucina da campo installata presso il campo di accoglienza della Federazione internazionale di Croce rossa e Mezza luna rossa in località Ras Jdir (in prossimità del campo di Shousha) che, tra l'aprile e il giugno 2011, ha potuto servire pasti ad entrambi i campi di accoglienza.

Va tenuto presente che l'ipotesi che il campo di Shousha diventi permanente viene esclusa categoricamente dall'ACNUR. La stessa organizzazione sottolinea come al campo siano stati assicurati finora elevati livelli di protezione (sono assicurati quotidianamente ai rifugiati 22 litri d'acqua e razioni caloriche di 2.200 chilocalorie). I rifugiati risultano inoltre suddivisi per nazionalità e ciascun settore è dotato di propri servizi essenziali.

Inoltre, l'ACNUR fa presente che il numero dei migranti che sono stati riallocati in Paesi terzi si attesta intorno ai 3300 richiedenti, mentre coloro che non avrebbero ottenuto diritto al reinserimento sono circa 500. Risulta che non tutti i richiedenti asilo ne abbiano in realtà titolo. Ad esempio, risulta che i nigeriani - i quali, per ragioni politiche, non intendono fare ritorno in Libia ma, per ragioni economiche, non intendono nemmeno ritornare in Nigeria - rientrano nella categoria dei migranti economici e non politici. Parimenti, vi sono cittadini somali originari del Puntland non suscettibili di essere considerati "aventi diritto al reinserimento" poiché provenienti da una zona d'origine considerata "sicura".

Sul caso specifico dei richiedenti asilo nigeriani, l'ACNUR ha inoltre negato la possibilità che si siano verificati dei casi di violazione della loro privacy e che siano stati comunicati dati a loro riferibili alle autorità diplomatiche nigeriane.

Circa quali ospiti di Shousha abbiano fatto richiesta di protezione all'Italia e quanti di loro abbiano ottenuto la possibilità di essere trasferiti nel nostro Paese, occorre far presente che, in base alla normativa vigente, la domanda di asilo deve essere presentata personalmente dall'interessato presso l'ufficio di Polizia di frontiera all'atto dell'ingresso sul territorio nazionale o presso la Questura competente (art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 25 del 2008). Sulla base dell'attuale normativa vigente, non sussistono forme alternative di accesso alle procedure d'asilo, che consentano di presentare domanda di protezione al di fuori del territorio italiano.

L'Italia, dopo la Francia e la Germania, è il Paese europeo con il più alto numero di domande d'asilo ricevute: 34.115 su un totale di 301.375 nei 27 Paesi UE, equivalente all'11,3 per cento. Si stima che circa il 90 per cento delle persone che richiedono protezione internazionale siano entrate in Europa in modo irregolare, talora attraverso canali gestiti dal crimine organizzato, spesso mettendo a rischio la loro stessa incolumità, come testimoniano le attività di salvataggio nel Mediterraneo da parte della Guardia costiera e della Guardia di finanza. Ciò comporta, in tutta evidenza, la necessità di continuare, anche in sede comunitaria, una riflessione sui meccanismi per favorire una più compiuta realizzazione del diritto d'asilo a beneficio di migranti che fuggono da violenze e persecuzioni, garantendo vie d'accesso protette, alternative all'arrivo in Europa, per richiedere protezione internazionale.

Per quanto concerne la condanna della Corte europea per i diritti umani del 24 febbraio 2012 nel caso Hirsi, giova preliminarmente rammentare che, come riconosciuto dallo stesso ACNUR, l'Italia è sempre stata fortemente impegnata in attività di "search and rescue" in mare, che hanno permesso alle unità della Marina militare, della Guardia costiera e della Guardia di finanza di salvare numerosissime vite umane, assicurando altresì un trattamento conforme agli obblighi internazionali ed informato ai fondamentali principi di salvaguardia dei diritti umani.

Circa i seguiti prodotti, il Ministero dell'interno ha prontamente avviato un esame approfondito della sentenza per definire una puntuale linea operativa che tenga conto dei principi fissati dalla pronuncia.

Il Governo si sta confrontando con i mutati scenari che, come è noto, hanno interessato la Libia da un anno a questa parte. Sul piano giuridico, la validità degli accordi con la Libia, inclusi quelli sui temi migratori, è stata ribadita dalla "Tripoli declaration" sottoscritta dal Presidente del Consiglio dei ministri in occasione della sua recente in Libia il 21 gennaio 2012. La riattivazione della collaborazione operativa sotto il profilo migratorio è pertanto inserita nel quadro delle relazioni con la nuova dirigenza libica che, proprio con la "Tripoli declaration", ha confermato la volontà di costruire uno Stato fondato sulla democrazia e sul rispetto dei diritti dell'uomo. In occasione della visita a Tripoli del presidente Monti, accompagnato dal Ministro degli affari esteri Terzi e dal Ministro della difesa Di Paola, si è altresì convenuto con le autorità libiche di rafforzare la cooperazione giudiziaria e la formazione dei giudici e della polizia. Da ultimo il 3 aprile anche il Ministro dell'interno Cancellieri si è recata in missione a Tripoli dove ha sottoscritto con il suo omologo libico un processo verbale volto ad avviare una nuova fase di cooperazione bilaterale nel settore migratorio.

Più in generale, nel quadro dei rinnovati rapporti con i Paesi della "Primavera araba", il tema delle migrazioni trova un posto centrale con eguale ed equilibrata attenzione sia all'accoglienza dei migranti legali, sia al contrasto dei flussi illegali e delle organizzazioni criminali che sfruttano tale traffico, nel pieno rispetto dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, con il sostegno delle organizzazioni internazionali operanti nel settore, in particolare OIM e ACNUR.

Come è emerso anche nella recente riunione della Ministeriale esteri del 5+5 e nella riunione Foromed, entrambe svoltesi a Roma il 20 febbraio 2012 su impulso del ministro Terzi, è necessario anche tenere conto del ruolo dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, non solo come territori di provenienza o transito, ma anche come luoghi di destinazione dei migranti provenienti dai Paesi dell'Africa sub-sahariana. Ciò implica l'identificazione di una strategia volta ad affrontare tutti i principali aspetti del tema migratorio nel pieno rispetto dei diritti umani: sostegno allo sviluppo socio-economico delle regioni più depresse; mobilità legale e "migrazione circolare"; sicurezza e lotta alle organizzazioni dedite al traffico di esseri umani; protezione e accoglienza dei migranti. Elemento fondamentale di tale strategia è il collegamento con l'UE, nel quadro dei "partenariati di mobilità" che la Commissione sta negoziando con vari partner della sponda sud, e le agenzie internazionali, in particolare l'OIM e l'ACNUR.

Per quanto riguarda l'ammontare del contributo italiano all'ACNUR, al Fondo mondiale per l'alimentazione e all'OIM, si precisa quanto segue.

A favore di ACNUR, sono stati erogati dalla cooperazione allo sviluppo nel 2011 2,4 milioni di euro, di cui: 300.000 a favore delle "core activities" dell'organismo; 900.000 per la costituzione del "fondo attività di emergenza a seguito di eventi straordinari"; 800.000 euro per un progetto di reintegrazione degli sfollati in sud Sudan; 400.000 per il sostegno all'International compact - Irak.

I contributi della cooperazione erogati nello stesso 2011 a favore della FAO ammontano a circa 9.9 milioni di euro, di cui: 4,3 milioni a valere sul TF (trust fund) tradizionale italiano e quello "sicurezza alimentare"; un milione per il sostegno alla diversificazione delle opportunità di sostentamento nel Puntland, Somalia; circa 400.000 per la costituzione del "fondo per attività di emergenza a seguito di eventi particolari"; 900.000 quale contributo per l'intervento di emergenza a seguito dell'alluvione in Pakistan; un milione a favore dell'iniziativa di emergenza a sostegno delle vittime della Nina e per la riduzione di disastri naturali; circa 920.000 per il consolidamento della pesca artigianale e delle attività di filiera in Mozambico; 750 a favore del Pakistan floods emergency response plan.

I contributi obbligatori erogati all'OIM ammontano complessivamente a 4,3 milioni si euro così ripartiti: 100.000 a favore delle "core activities" dell'organismo; 500.000 quale contributo di emergenza per il rimpatrio di migranti in fuga dalla Libia; circa 1,5 milioni per OIM - Libia; circa 505.000 per assistenza integrata nelle aree di confine tra Laos, Cambogia, Thailandia e Vietnam per minori migranti vittime di abuso sessuale.

Si precisa infine che, nel corrente anno, a causa delle decurtazioni di bilancio in ragione delle impellenti necessità di riduzione della spesa pubblica, non è purtroppo prevista l'erogazione di contributi a sostegno delle "core activities" dell'ACNUR e dell'OIM né sui trust fund italiani in essere presso la FAO.

DE MISTURA STAFFAN Sottosegretario di Stato per gli affari esteri

16/04/2012

Classificazione EUROVOC:
CONCETTUALE:
asilo politico, Convenzione europea dei diritti dell'uomo, diritti umani, discriminazione religiosa, espulsione, gruppo religioso, migrante, morte, Nigeria