Legislatura: 15
Seduta di annuncio: 136 del 28/03/2007
Primo firmatario: BRICOLO FEDERICO
Gruppo: LEGA NORD PADANIA
Data firma: 28/03/2007
Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma DOZZO GIANPAOLO LEGA NORD PADANIA 28/03/2007
Partecipanti allo svolgimento/discussione PARERE GOVERNO 28/03/2007 Resoconto NACCARATO PAOLO SOTTOSEGRETARIO DI STATO RAPPORTI PARLAMENTO E RIFORME ISTITUZIONALI INTERVENTO PARLAMENTARE 28/03/2007 Resoconto BRICOLO FEDERICO LEGA NORD PADANIA DICHIARAZIONE VOTO 28/03/2007 Resoconto BOATO MARCO VERDI Resoconto DOZZO GIANPAOLO LEGA NORD PADANIA
NON ACCOLTO IL 28/03/2007
PARERE GOVERNO IL 28/03/2007
DISCUSSIONE IL 28/03/2007
RESPINTO IL 28/03/2007
CONCLUSO IL 28/03/2007
Atto Camera
Ordine del Giorno 9/648/16
presentato da
FEDERICO BRICOLO
mercoledì 28 marzo 2007 nella seduta n.136
La Camera,
premesso che:
i cosiddetti dialetti italiani sono lingue distinte, e non dialetti dell'italiano;
i dialetti italiani sono tutti lingue che si sono sviluppate in modo autonomo;
l'indebita distinzione tra lingua e dialetto è servito e continua a servire finora ad eludere l'articolo della Costituzione che prevede la tutela delle minoranze linguistiche;
la legge n. 482 del 1999 ha costituito un passo importante per i diritti linguistici delle minoranze, avendo previsto l'introduzione del bilinguismo nelle istituzioni e nel sistema educativo, ma rappresenta un discrimine per le altre lingue regionali, arbitrariamente escluse dal provvedimento;
la «ragion di Stato» nega alle Regioni ed alle Comunità Locali il diritto ad autodefinirsi come rappresentanti legittime delle minoranze etnico-linguistiche del proprio territorio, impedendo de facto alle cosiddette minoranze di uscire dal «ghetto minoritario», per diventare realmente Comunità attive, riconosciute con gli stessi diritti delle «maggioranze» di Stato;
la xenofobia e il razzismo possono essere abbattuti attraverso il riconoscimento delle lingue regionali, piuttosto che di quelle Statali;
la società multiculturale, in cui viviamo, implica necessariamente la valorizzazione delle culture e lingue locali e regionali, verso le quali è necessario attivare «forme di tutela» ed educazione che, partendo dalla cultura locale, possano espandersi gradatamente verso il mondo;
la lingua veneta è una lingua autonoma e non un dialetto italiano, come dimostrato dai primi testi in veneto, antecedenti quelli in italiano, quale la «Storia dea guera de Ciosa» di Chinazzo, del 1300 circa e pubblicata nel 1960 ad opera di un importante ente culturale di Venezia;
detti testi sono ancora intellegibili dai veneti di oggi, almeno all'80 per cento, molto più di quanto non lo sia Dante per gli italiani di oggi. La sua storicità è la ragione della sua permanenza. a distanza di due secoli di disconoscimento istituzionale, tanto da farci pensare che l'italiano sia un dialetto del veneto;
la lingua veneta, tecnicamente, non è un dialetto dell'italiano, ed anzi il ceppo «toscano» presente nella regione è scomparso da tempo insieme al ceppo latino, lasciando spazio di espansione all'attuale ceppo più autoctono. Distinto dal «Venetico» con il quale ha poco in comune, è forse possibile uniformare il veneto alle lingue neolatine come il francese, lo spagnolo e l'italiano, anche se il veneto si è evoluta nel mondo moderno in maniera singolare tanto è che fu considerata dialetto meridionale del tedesco sotto la dominazione austriaca. La sua origine più antica dell'italiano stesso, la sua storia, e la sua persistenza ne fanno un fatto non negabile né dal punto di vista scientifico né da quello giuridico;
dialetti del Veneto sono invece, il veneziano (mescolato con il toscano per volontà della Serenissima nel 1500), il Dalmata (ancora oggi parlato in Istria e Dalmazia, molto simile al veneto centrale), il Trentino-Roveretano (influenza culturale di Venezia), il Bresciano ed il Bergamasco (che furono nella repubblica quanto Padova) ed alcuni dialetti detti «talian», presenti in Emilia, Brasile, Argentina, Messico, foci del Danubio, ecc.;
riguardo la forma scritta, essa non ha una forma standard, poiché il veneto è una lingua viva e di commercio che comprende parole derivate dal greco di Antenore fondatore di Padova (città pre-romana come i veneti), dal francese di Napoleone (veneto «sansfason = senza modo = francese sans fa on», veneto «vin brulé = vino bruciato = francese vin bruleé», altre parole francesi) dal tedesco degli austriaci (veneto «schei = dalla moneta austriaca schelling»), all'italiano, ormai seconda lingua dei veneti, qualche volta imposta nelle scuole ove viene vietato di parlar veneto, considerato «impropriamente» il dialetto degli ignoranti;
il veneto è una lingua Indo-Europea, Italica, Romanza, autoctona, occidentale
che secondo i dati rintracciati (ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica 1992) è parlata dal 52 per cento dei residenti in Veneto. Più della metà della popolazione della Regione Veneto, quindi, a quella data non si esprimeva normalmente nella lingua ufficiale dello Stato. Secondo altra fonte, già nel 1976 i parlanti veneto erano censiti in 2.109.502 dimostrando quindi una crescita percentuale nel corso del successivo periodo, oppure una più corretta misurazione dello stesso;
la lingua Veneta è una lingua antichissima presente nel territorio già nell'ottavo secolo dopo Cristo, presente nella «Serenissima» Repubblica Veneta che la usò come lingua ufficiale, ancora oggi essa è predominante in quel territorio rispetto all'italiano;
in base ai Trattati internazionali, non possono essere effettuate discriminazioni in base alla lingua di un individuo, mentre la sentenza n.28 del 1982 della Corte Costituzionale, ha riconosciuto il diritto delle minoranze linguistiche di usare la propria lingua nei procedimenti giurisdizionali, avendo il diritto agli atti in lingua madre;
nel riconoscimento dell'autonomia alla Regione Friuli-Venezia-Giulia risulta, difatti, implicito il riconoscimento della minoranza delle venezie, o meglio del famoso Triveneto, dove «Triveneto» non può non includere il concetto stesso di Veneto;
al pari delle altre minoranze linguistiche presenti in Italia (albanesi, francesi, ladine, napoletane, tedesche ecc.), per il disposto dell'articolo 3 della nostra attuale Costituzione, rafforzato dalle altre normative italiane ed internazionali recepite sotto indicate, ai parlanti lingua veneta spettano le stesse tutele date alle altre minoranze linguistiche presenti in Italia;
ai sensi degli articoli 3 e 6 della Costituzione, le amministrazioni sono chiamate ad attivarsi nel senso del rispetto di tale lingua nei loro atti indirizzati ad appartenenti alla minoranza linguistica veneta, attraverso la produzione di documenti in lingua originale veneta (del ceppo maggioritario centrale) o nelle 2 differenti lingue (italiano e veneto). Il dovere del rispetto di questi fondamentali articoli della Costituzione, anche in assenza di un patto specifico sottoscritto fra lo Stato e la minoranza in questione, grava in maniera autonoma su ogni ente della Repubblica Italiana, a pena di nullità ed illegittimità di ogni procedimento amministrativo e giudiziario, il quale sarebbe prodotto in lesione di questo fondamentale diritto umano e quindi contrario anche all'articolo 2 della Costituzione;
la minoranza linguistica veneta ha il diritto di godere pienamente dell'uso della lingua naturale,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare, nell'ambito delle proprie competenze, iniziative volte a promuovere presso le istituzioni scolastiche venete, di ogni ordine e grado, l'opportunità di ampliare l'offerta formativa, al fine di assicurare l'apprendimento della lingua e delle tradizioni culturali, prevedendo attività di formazione e aggiornamento degli insegnanti addetti alle medesime discipline
9/648/16. Bricolo, Dozzo.
CONCETTUALE:COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA, DIALETTI, LINGUA ITALIANA, MATERIE DI INSEGNAMENTO, REGIONIGEO-POLITICO:VENETO