ATTO CAMERA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03805

Dati di presentazione dell'atto

Legislatura : 15
Seduta di annuncio : 161 del 30/05/2007

Firmatari:

Primo firmatario: NICCHI MARISA
Gruppo: SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO
Data firma: 30/05/2007
 
Cofirmatario Gruppo Data firma
LEONI CARLO SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO 30/05/2007
SASSO ALBA SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO 30/05/2007
D'ANTONA OLGA SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO 30/05/2007
BUFFO GLORIA SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO 30/05/2007
MADERLONI CLAUDIO SINISTRA DEMOCRATICA. PER IL SOCIALISMO EUROPEO 30/05/2007

Destinatari:

Attuale delegato a rispondere e data delega :

Ministero destinatario :
  MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI 30/05/2007

Stato iter : CONCLUSO il 10/12/2007

Partecipanti allo svolgimento/discussione :

RISPOSTA GOVERNO10/12/2007
VERNETTI GIANNI SOTTOSEGRETARIO DI STATO AFFARI ESTERI

Fasi iter :

RISPOSTA PUBBLICATA IL 10/12/2007
CONCLUSO IL 10/12/2007

Classificazione TESEO

CONCETTUALE:
LIBERTA' DI PENSIERO, PARLAMENTARI, RELAZIONI INTERNAZIONALI, STATI ESTERI

SIGLA O DENOMINAZIONE:
AFGHANISTAN

TESTO ATTO


Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03805
presentata da
MARISA NICCHI
mercoledì 30 maggio 2007 nella seduta n.161

NICCHI, LEONI, SASSO, D'ANTONA, BUFFO e MADERLONI. -
Al Ministro degli affari esteri.
- Per sapere - premesso che:

lo scorso 21 maggio si è appreso che la deputata afghana Malalai Joya, eletta insieme ad altre sessantasette donne in seguito alle elezioni del 2005, è stata espulsa dal parlamento, con la motivazione di «avere espresso critiche nei confronti dei colleghi parlamentari»;

Malalai Joya, che è di recente stata in visita ufficiale nel nostro paese, sta portando avanti, già da molto tempo, una dura battaglia politica contro i signori della guerra e i trafficanti di droga del suo paese, una battaglia per la democrazia e il rispetto dei diritti umani e civili in Afghanistan, riconosciuta a livello internazionale anche dalle Nazioni Unite;

la sua storia era già conosciuta per fatti accaduti nel 2003, quando Malalai Joya contestò duramente i signori della guerra che sedevano con lei alla Loya Jirga nel dicembre 2003, durante i lavori per scrivere la nuova Costituzione;

Malalai fu aggredita fisicamente e in seguito gravemente minacciata, e si dovette nascondere per mesi, sotto la protezione dell'ONU;

il suo impegno costante e la sua determinazione sono stati formalmente riconosciuti a livello nazionale ed internazionale con il premio afghano «Malalai of Maiwand» nel 2001, in Italia con il premio «Donna dell'anno» della Val d'Aosta nel 2004 e a livello internazionale con il premio per la pace coreano «Gwangju Human Rights Award» nel 2006;

il caso di Malalai Joya (così come il fatto che non si hanno ancora notizie certe sulle motivazioni che hanno portato all'incarcerazione e all'incriminazione di Hanefi, il collaboratore di Emergency) dimostra come la crisi afgana, ancora lontana dalla soluzione, non si stia evolvendo verso la na- scita di un compiuto sistema democratico;

la comunità internazionale deve interrogarsi sui risultati che l'azione in Afghanistan sta producendo e sulla necessità di migliorare ed intensificare l'azione politica e diplomatica, più che quella militare, nel paese -:

se il Governo sia stato informato in maniera il più possibile completa dalle nostre autorità diplomatiche e consolari della grave situazione che ha visto coinvolta la deputata Malalai Joya;

se il Ministro non ritenga opportuno muovere i passi necessari al fine di fare chiarezza sulla vicenda suesposta ed eventualmente attivarsi, nell'ambito delle relazioni tra il nostro Paese e l'Afghanistan, affinché venga garantito il rispetto dei diritti individuali e di espressione. (4-03805)

RISPOSTA ATTO


Atto Camera

Risposta scritta pubblicata lunedì 10 dicembre 2007
nell'allegato B della seduta n. 254
All'Interrogazione 4-03805 presentata da
NICCHI

Risposta. - L'espulsione del deputato Malalai Joya è stata decisa per alzata di mano (e senza conteggio dei voti) dalla Camera bassa (Wolesi Jirga) del Parlamento afgano, a seguito delle opinioni espresse dalla medesima in un'intervista, giudicate gravemente offensive nei confronti dei colleghi.
La procedura è stata avviata in applicazione dell'articolo 70 del Regolamento parlamentare, che proibisce ai deputati di insultarsi reciprocamente.
Malalai Joya ha fatto appello alla Corte Suprema afgana: la sua posizione si basa soprattutto sull'articolo 101 della Costituzione afgana, che stabilisce che nessun membro dell'Assemblea nazionale è perseguibile per le opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni, ed il rango di tale norma dovrebbe porla al di sopra di ogni altra fonte legislativa.
In attesa che la Corte si pronunci in merito, un intervento a livello governativo sul Governo afgano parrebbe prematuro e rischierebbe di apparire poco rispettoso della separazione dei poteri sanciti dalla stessa Costituzione afgana.
I parlamentari italiani potranno invece individuare altre, più adeguate forme di interazione paritaria tra Parlamenti, per far pervenire ai colleghi afgani le proprie opinioni.
Vorrei ricordare come il contributo del nostro Paese al processo di stabilizzazione e sviluppo istituzionale dell'Afghanistan sia costante. Come è noto, dal 2001 l'Italia coordina lo sforzo internazionale nel settore della giustizia, nella convinzione del ruolo fondamentale che questi principi svolgono nel quadro complessivo della ricostruzione del Paese, indispensabili per garantire sicurezza, democrazia, diritti umani e sviluppo economico.
In tal senso ci si è sempre espressi nei frequenti contatti intrattenuti ai più alti livelli delle istituzioni afgane. La conferenza «Rule of Law in Afghanistan», promossa dall'Italia e tenutasi a Roma il 2 e 3 luglio 2007, ha assicurato il supporto finanziario della comunità internazionale, necessario per conseguire risultati concreti nella riforma del settore della giustizia e dello Stato di diritto.
Il nostro Paese è anche attivamente impegnato nei competenti fora multilaterali affinché la situazione dei diritti umani in Afghanistan, ed in particolare la condizione delle donne afgane, sia costantemente all'attenzione della comunità internazionale.
Il 28 novembre 2006, nell'ambito dei lavori della 61a sessione, l'Assemblea generale delle Nazioni unite ha approvato per consenso generale una risoluzione di iniziativa tedesca, co-sponsorizzata dall'Italia insieme ai partner dell'Unione europea, sulla situazione in Afghanistan. Il testo, pur riconoscendo i progressi compiuti dal Governo afgano nel settore delle riforme istituzionali, anche nel campo della garanzia dei diritti civili e politici nel settore giudiziario, richiama Kabul a garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a tutti i cittadini, senza discriminazioni di genere, etnia o religione, in accordo con gli obblighi statuiti dalla stessa Costituzione afgana e dal diritto internazionale. Più specificamente, la risoluzione condanna decisamente gli episodi di discriminazione e di violenza registrati nel Paese e richiama il Governo afgano al rispetto degli impegni assunti con la ratifica della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna.
Questa raccomandazione viene richiamata anche nell'ultimo rapporto dell'Alto commissario sui diritti umani sulla situazione in Afghanistan (presentato alla quarta sessione del Consiglio dei diritti umani, lo scorso marzo 2007), dove si sottolinea come il Governo afgano sia chiamato, con il sostegno della Comunità Internazionale, ad intensificare i propri sforzi per aumentare la partecipazione delle donne a livello politico-decisionale, nel rispetto della risoluzione 1325/2000 del Consiglio di sicurezza su donne, pace e sicurezza. In particolare, l'Alto commissario sottolinea come tale sforzo dovrebbe indirizzarsi nel garantire la sicurezza delle donne membri delle istruzioni parlamentari, governative e provinciali.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Gianni Vernetti.